Robert G. Allen dice:
Il futuro che vedi è quello che avrai.
A volte mi chiedo se questo povero Paese nel quale viviamo (e soffriamo) sia destinato a una lenta, inesorabile agonia; me lo chiedo perché proprio oggi ho saputo che una delle persone con le quali mi capita di dividere il luogo di lavoro è appena stata trasferita a un incarico ben più prestigioso.
Un incarico istituzionale, per di più!!!
Cosa ci sarà di male, direte voi...
Solo una piccola, infinitesimale questione...
Avete presente quelle persone dai compiti indefinibili e dalle competenze indecifrabili che si nascondono nei recessi più oscuri di ogni azienda? Quelle entità indefinite - sono sicuro che le avete presenti anche voi - di cui di solito si parla con i toni del "mi sono sempre chiesto che compiti avesse" e del "chissà per cosa lo pagano..."
Ebbene, il tipo di cui sto parlando (e che ora in avanti chiamerò l' "OSCURO") per dei mesi, degli anni, ha occupato una scrivania qui in ufficio, senza mai produrre nulla di concreto, se non una serie pressoché infinita di grafici e tabelle decisamente colorati, questo sì, ma praticamente utili quanto una voce da tenore a un obelisco!!!
E ora, non si sa per quale motivo (anche se se ne sono ipotizzati alcuni - compreso uno "orizzontale" che prevedeva la partecipazione attiva di quella gran gnocca della fidanzata dell'Oscuro e dell'attuale referente del nostro), costui si trova a collaborare con un'istituzione pubblica nella veste di consulente.
Come se, per poter consigliare su questioni tecniche, bastasse tanta buona volontà, una stampante a colori potente, e non contassero invece nulla capacità, esperienza e competenza.
Sia chiaro, non parlo per invidia personale (gli Dei me ne scampino!!!), ma solo per paura.
Una paura tremenda di vedere quali effetti l'operato dell'Oscuro possa generare, e di come essi possano scatenarsi sull'ignara popolazione italiana.
Perché, come si dice:
Chiunque ha il diritto di comportarsi da stupido, ma alcuni abusano di questo privilegio.
mercoledì 11 giugno 2008
mercoledì 24 ottobre 2007
Tecnologia: questa sconosciuta...
Albert Einstein diceva:
"Soltanto due cose sono infinite,
l'universo e lo stupidità umana,
e non sicuro della prima..."
Ebbene, concordo pienamente con lui.
Le ragioni sarebbero molteplici, ma due - correlate - mi sembrano sufficientemente paradigmatiche...
1) Nel posto dove lavoro, siamo abituati a vivere di "emergenze": qualsiasi documento si debba preparare, qualsiasi contatto si debba recuperare, qualsiasi database si debba compilare, ce lo dicono oggi specificando che doveva essere pronto l'altro ieri... E fin qui passi.
Peccato che stamattina sia arrivata l'ennesima richiesta impossibile per noi ragazzi (e ragazze) della "
Solo che:
a) non abbiamo un elenco di quei nominativi, per cui dovremo scartabellare tra migliaia di pagine di scritti, alcune centinaia di files, e alcune migliaia di e-mail (e speriamo che in questo modo si trovi tutto quel che serve);
b) dell'intero team con cui lavoro, massimo 3 persone possono - realisticamente parlando - smettere di seguire i compiti ordinari per occuparsi di questa rottura di palle straordinaria... E come si pensa che ce la facciano in soli 3 giorni?
c) ovviamente, nel frattempo, qualche immenso genio dell'informatica - e vi assicuro che qui ne abbondano, neanche ne avessimo un allevamento - ha cancellato dai files in condivisione nella LAN tutto il materiale relativo a una bozza di questo progetto preparata, in misura preventiva, qualche tempo fa. E per essere sicuro di fare un bel lavoro, lo ha cancellato a fondo, mettendo le mani anche sui files originali. E qui si torna alla citazione einsteniana di cui sopra...
2) Nella - vana - speranza di recuperare almeno parte del materiale necessario, ci siamo messi a scavare negli HD di tutti i computers dell'ufficio.
E abbiamo così scoperto che:
a) qualcuno - e i miei colleghi ed io siamo SICURI di sapere CHI - ha toccato qualcosa che non doveva su uno dei pc: il risultato è che ora quel computer è veloce quanto una tartaruga artritica zoppa; oltretutto, non si collega più bene alla LAN, e in particolare non accede alla condivisione dei dati essenziali per il lavoro;
b) qualcuno - non lo stesso di prima, sia chiaro: un altro, ché qui i geni abbondano - è riuscito a intasare di virus uno dei pc, e da questo ha poi diffuso l'infezione ad altri computer della LAN, rendendo ogni scambio di dati tra colleghi l'equivalente telematico di una roulette russa.
E queste sono solo due delle situazioni paradossali che si sono create qui in ufficio, stante la notevole competenza tecnica di base serpeggiante tra i miei colleghi.
Ora: non sarebbe meglio che chi ha difficoltà persino col piano inclinato, venisse adeguatamente tenuto alla larga da tutto ciò che è tecnologico?
Secondo me, SI!!!
Ma a volte - molte volte - mi sembra che la mia sia l'unica voce udibile nel deserto...
E' o non è un mondo meraviglioso?
"Soltanto due cose sono infinite,
l'universo e lo stupidità umana,
e non sicuro della prima..."
Ebbene, concordo pienamente con lui.
Le ragioni sarebbero molteplici, ma due - correlate - mi sembrano sufficientemente paradigmatiche...
1) Nel posto dove lavoro, siamo abituati a vivere di "emergenze": qualsiasi documento si debba preparare, qualsiasi contatto si debba recuperare, qualsiasi database si debba compilare, ce lo dicono oggi specificando che doveva essere pronto l'altro ieri... E fin qui passi.
Peccato che stamattina sia arrivata l'ennesima richiesta impossibile per noi ragazzi (e ragazze) della "
Squadra Miracoli": preparare un file con circa 10000 nominativi - completi di anagrafica - non più tardi di dopodomani.Solo che:
a) non abbiamo un elenco di quei nominativi, per cui dovremo scartabellare tra migliaia di pagine di scritti, alcune centinaia di files, e alcune migliaia di e-mail (e speriamo che in questo modo si trovi tutto quel che serve);
b) dell'intero team con cui lavoro, massimo 3 persone possono - realisticamente parlando - smettere di seguire i compiti ordinari per occuparsi di questa rottura di palle straordinaria... E come si pensa che ce la facciano in soli 3 giorni?
c) ovviamente, nel frattempo, qualche immenso genio dell'informatica - e vi assicuro che qui ne abbondano, neanche ne avessimo un allevamento - ha cancellato dai files in condivisione nella LAN tutto il materiale relativo a una bozza di questo progetto preparata, in misura preventiva, qualche tempo fa. E per essere sicuro di fare un bel lavoro, lo ha cancellato a fondo, mettendo le mani anche sui files originali. E qui si torna alla citazione einsteniana di cui sopra...
2) Nella - vana - speranza di recuperare almeno parte del materiale necessario, ci siamo messi a scavare negli HD di tutti i computers dell'ufficio.
E abbiamo così scoperto che:
a) qualcuno - e i miei colleghi ed io siamo SICURI di sapere CHI - ha toccato qualcosa che non doveva su uno dei pc: il risultato è che ora quel computer è veloce quanto una tartaruga artritica zoppa; oltretutto, non si collega più bene alla LAN, e in particolare non accede alla condivisione dei dati essenziali per il lavoro;
b) qualcuno - non lo stesso di prima, sia chiaro: un altro, ché qui i geni abbondano - è riuscito a intasare di virus uno dei pc, e da questo ha poi diffuso l'infezione ad altri computer della LAN, rendendo ogni scambio di dati tra colleghi l'equivalente telematico di una roulette russa.
E queste sono solo due delle situazioni paradossali che si sono create qui in ufficio, stante la notevole competenza tecnica di base serpeggiante tra i miei colleghi.
Ora: non sarebbe meglio che chi ha difficoltà persino col piano inclinato, venisse adeguatamente tenuto alla larga da tutto ciò che è tecnologico?
Secondo me, SI!!!
Ma a volte - molte volte - mi sembra che la mia sia l'unica voce udibile nel deserto...
E' o non è un mondo meraviglioso?
martedì 23 ottobre 2007
Niente è meno standard di uno "standard"...
Cito dal dizionario online http://parole.alice.it/parole/vocabolario/index.html
"stàndard: stàndard
s. m. inv., esempio, modello medio, tipico che viene considerato come termine di paragone e riferimento; livello, entità che corrisponde ad una media generale
us. con valore di agg. indecl., detto di molti prodotti fabbricati in serie, che hanno perciò forma e dimensioni uguali e fisse."
Fin qui quello che dice la lingua italiana...
Quello che i vocabolari non dicono, però, è che lo standard è in realtà un'utopia, una sorta di costrutto simbolico e archetipico dalla forma e dalla funzione perfette, ma - almeno per quel che si vede in giro - praticamente irrealizzabile.
Faccio un esempio: avete presente i carica-batterie di cellulari, portatili, palmari, et similia? Ebbene, tutti sono costruiti per poter essere usati con le prese standard che abbiamo in Italia.
Ovviamente, però, questo standard NON è lo stesso usato - che ne so - nei paesi anglofoni o in Giappone. Il risultato è che chi va in o viene da questi Paesi è costretto a munirsi di un adattatore che permetta allo standard della sua Nazione di parlare con lo standard delle altre: e così si alimenta un caotico mercato di adattatori, prese multi-standard, riduttori e cazzabubboli vari...
E passi fin che la cosa succede tra differenti Stati.
Ma quando il tutto accade nel proprio ufficio?
Mi spiego...
Nel posto dove lavoro, data la pachidermica mole di dati personali che trattiamo, si è deciso di normalizzare tutto il materiale proveniente da una qualsiasi fonte, interna o esterna, inserendo tutto in un unico database che faccia da STANDARD.
I risultati sono stati: 2 differenti file .xls, 1 db access, 3 elenchi in word e decine di telefonate e di e-mail interne per "discutere civilmente" della cosa... E poi: stampe su stampe dei vari elenchi - alla faccia della deforestazione dell'Amazzonia -, riunioni più o meno lunghe, accoltellamenti in corridoio e attentati ai colleghi.
Risultato: praticamente ogni stanza ha il SUO standard, gelosamente custodito da sguardi indiscreti, e si è dovuto pagare un servizio esterno che, man mano che riceve da noi i vari elenchi, crea un unico database.
E' o non è un mondo meraviglioso?
:"stàndard: stàndard
s. m. inv., esempio, modello medio, tipico che viene considerato come termine di paragone e riferimento; livello, entità che corrisponde ad una media generale
us. con valore di agg. indecl., detto di molti prodotti fabbricati in serie, che hanno perciò forma e dimensioni uguali e fisse."
Fin qui quello che dice la lingua italiana...
Quello che i vocabolari non dicono, però, è che lo standard è in realtà un'utopia, una sorta di costrutto simbolico e archetipico dalla forma e dalla funzione perfette, ma - almeno per quel che si vede in giro - praticamente irrealizzabile.
Faccio un esempio: avete presente i carica-batterie di cellulari, portatili, palmari, et similia? Ebbene, tutti sono costruiti per poter essere usati con le prese standard che abbiamo in Italia.
Ovviamente, però, questo standard NON è lo stesso usato - che ne so - nei paesi anglofoni o in Giappone. Il risultato è che chi va in o viene da questi Paesi è costretto a munirsi di un adattatore che permetta allo standard della sua Nazione di parlare con lo standard delle altre: e così si alimenta un caotico mercato di adattatori, prese multi-standard, riduttori e cazzabubboli vari...
E passi fin che la cosa succede tra differenti Stati.
Ma quando il tutto accade nel proprio ufficio?
Mi spiego...
Nel posto dove lavoro, data la pachidermica mole di dati personali che trattiamo, si è deciso di normalizzare tutto il materiale proveniente da una qualsiasi fonte, interna o esterna, inserendo tutto in un unico database che faccia da STANDARD.
I risultati sono stati: 2 differenti file .xls, 1 db access, 3 elenchi in word e decine di telefonate e di e-mail interne per "discutere civilmente" della cosa... E poi: stampe su stampe dei vari elenchi - alla faccia della deforestazione dell'Amazzonia -, riunioni più o meno lunghe, accoltellamenti in corridoio e attentati ai colleghi.
Risultato: praticamente ogni stanza ha il SUO standard, gelosamente custodito da sguardi indiscreti, e si è dovuto pagare un servizio esterno che, man mano che riceve da noi i vari elenchi, crea un unico database.
E' o non è un mondo meraviglioso?
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